Rifacendomi al precedente intervento, dedico questo spazio per definire meglio le varie professioni e scienze “psicologiche”, ovvero la psicologia, la psichiatria e la psicoterapia secondo la loro utilità pratica.
- Freud e paura del “psico”
- Professioni a confronto
- Psichiatra
- Psicoterapeuta
- Psicologo
- Il laureato in psicologia
- Approfondimenti sullo psicologo
- Facilitatore di processi
- Specializzazioni in psicologia
- Cos’è il benessere
- PNL: non è psicologia
L’unica premessa storica che mi interessa è la figura di Freud (foto) come padre delle scienze “psico” in parte di fatto ma soprattutto nell’immaginario collettivo. Infatti molte persone, al solo nominare la parola “psico”, l’associano all’immagine del paziente sul lettino con l’analista barbuto, armato di taccuino, che prende nota e poi gli sciorina una complessa spiegazione sui suoi sintomi dovuti al conflitto nel suo subconscio, alle sue pulsioni sessuali represse e a malattie mentali che manco sapeva di avere. Inoltre, vi è spesso una paura irrazionale a riguardo: molte persone provano vergogna quando vanno da certi specialisti, come se le malattie mentali fossero una loro “colpa”, un motivo di umiliazione e di disistima sociale perché non si è riusciti ad elaborare da soli certe situazioni; cosa che non avviene col medico perché le malattie dell’organismo sono solo delle ordinarie occorrenze nella vita. Nulla di più falso! Come vedremo, la psicologia è ben altro e, riguardo il discorso delle malattie, in realtà siamo spesso ben più colpevoli di quelle che attaccano il nostro corpo, spesso per incuria verso noi stessi, per negligenze nell’igiene personale e per scarsa prevenzione in ambito sessuale. I problemi psichici in generale possono essere dovuti a varie cause: sia da eventi esterni che ci travolgono e davanti ai quali qualunque essere umano sarebbe messo in crisi, sia da cause fisiche ed ereditarie di cui non si ha nessuna responsabilità.
Iniziamo dunque con i professionisti “psico”.
Lo psichiatra è un medico abilitato e specializzato nella cura, prevenzione e riabilitazione dei disturbi mentali. A differenza dello psicologo, lo psichiatra è maggiormente orientato ad una presa di posizione del problema come conseguenza di un malfunzionamento fisiologico del SNC (sistema nervoso centrale). Spesso i medici psichiatri sono anche psicoterapeuti. Lo psichiatra utilizza un metodo che può essere definito di diagnosi/cura. In sostanza egli focalizza la sua attenzione sul problema cercando di risolvere solo quello, esattamente come fa il medico.
Lo psichiatra cura i disturbi psichici e le malattie mentali attraverso l’utilizzo dei metodi propri della psichiatria, che comprendono spesso l’utilizzo di farmaci.
Quella dello psicoterapeuta non è una professione autonoma ma una specializzazione dalla quale si può accedere solo dopo l’abilitazione alla professione di psicologi o medici psichiatri. In particolare, gli psicologi possono diventare psicoterapeuti solo in seguito al conseguimento di corsi di specializzazione quadriennale post-laurea afferenti alle Facoltà di Psicologia o riconosciuti da MIUR se privati. Lo psicoterapeuta si occupa della cura, prevenzione e riabilitazione dei disturbi mentali da un punto di vista del conflitto intrapsichico e di ciò che è presente nel subconscio. Se non è medico, non può prescrivere farmaci. Dunque lo psicoterapeuta può essere sia medico che psicologo; nel caso che sia psicologo può esercitare tutte le attività dello psicologo e in più la psicoterapia, nel caso che sia medico può esercitare le attività del medico (fra cui la prescrizione di farmaci) e quelle dello psicoterapeuta. Lo psicologo psicoterapeuta non può prescrivere Spesso gli psicoterapeuti sono anche psicoanalisti: sono dotati di competenze ispirate alla psicanalisi di Freud e poi fortemente evoluta ad opera dei suoi successori. Lo psicanalista, per diventare tale, deve necessariamente sottoporsi in prima persona ad un’analisi personale per risolvere eventuali conflitti irrisolti.
Ci tengo qui a specificare che quella in psicoterapia è solo una delle possibili specializzazioni per lo psicologo: non bisogna pensare che uno psicologo non psicoterapeuta sia un inetto, anzi. La psicoterapia – come dice il nome stesso – è la “cura” del malessere ma questa è solo una delle possibili applicazioni del mondo sempre più vasto della psicologia. Cito di seguito alcune possibili scuole di specializzazione in psicoterapia, con una descrizione molto sommaria e tutt’altro che esaustiva, tanto per fornire un’idea di come stanno le cose.
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Analisi Transazionale – È volta a cogliere le relazioni per come si manifestano nel comportamento attraverso gli eventi che accadono nel “qui ed ora” (transazioni). Sia individuale che di gruppo, risponde bene anche a contesti di lavoro non strettamente clinici o psicoterapeutici.
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Cognitivo-Comportamentale – È per la terapia di diversi disturbi psicopatologici, in particolare dell’ansia e dell’umore. Si riferisce a tutto ciò che accade nella mente (sogni, attenzione, memoria) e a tutto ciò che facciamo (azioni o pensare).
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Gestalt – l’obiettivo è la modificazione cognitivo-emotiva. Il terapeuta combatte ciò che nel presente alimenta la sofferenza, tramite la consapevolezza del paziente e l’utilizzo di esercizi ed esperimenti.
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Psicoanalisi; Psicoterapia Psicoanalitica – Avviene attraverso la gestione della dinamica del transfert e controtransfert, richiamando i concetti di subconscio e conflitto intrapsichico. Può essere specifica nell’ambito familiare, dove sono più salienti i rapporti interpersonali e sociali della persona, o nell’età evolutiva e quindi nella crescita nel tempo delle persone.
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Sistemico – Relazionale – Parte dal presupposto che le relazioni interpersonali hanno una grande influenza sullo stato di benessere o malessere. Ogni contesto è un “Sistema” d’interdipendenza caratterizzato dalle relazioni fra persone e il problema su cui intervenire non è necessariamente nell’individuo ma al suo esterno, nelle relazioni.
Lo psicologo infatti, è il promotore del benessere in vari campi, partendo da quello personale e quello sociale, nonché il conoscitore della psiche, ovvero di tutto ciò che è pensiero, emozioni, sentimenti, relazioni e del comportamento manifesto che ne deriva. Dunque, la psicologia è in tutte le cose, un po’ come si dice sulla matematica, sempre ammesso che vi siano coinvolte delle forme di vita intelligenti. Chiaramente la forma più nota di psicologia è quella che riguarda gli esseri umani, tuttavia ci sono anche branche meno note di psicologia, come quella comparata che studia la psiche degli animali confrontandola con quella umana.
Il laureato in psicologia è, come dice il nome, colui che ha completato il percorso universitario per laurearsi in psicologia, è a diritto “Dottore” ma non è psicologo. Se si dichiara ed opera come tale, sta compiendo illecito per pratica abusiva della professione, poiché per essere psicologi bisogna aver sostenuto un tirocinio obbligatorio e aver superato l’esame di stato, con conseguente iscrizione all’albo regionale.
Dunque, cosa può fare il laureato in psicologia che non è psicologo? Non molto, almeno da solo: nemmeno le consulenze. Ma può utilizzare le competenze apprese durante la laurea come strumento per meglio interagire col mondo circostante e con gli altri, colleghi di lavoro, amici o familiari che siano. Per un’azienda che vuole assumere, il laureato in psicologia rappresenta dunque una valida risorsa, dato che dispone di elevate capacità di apprendimento, auto-potenziamento e di comunicazione/relazione che gli permettono di integrarsi bene nel nuovo contesto lavorativo, e di imparare a svolgere un lavoro anche se non è prettamente psicologico, dando poi contributi significativi all’ente per cui lavora.
Spesso lo psicologo è definito come “facilitatore di processi”: a mio avviso è un’etichetta troppo riduttiva, fatta apposta per non spaventare le persone (per i motivi detti prima) e forse anche per motivi politici. Resta il fatto che lo psicologo in senso lato, grazie alle sue competenze e strumenti come il colloquio, è in grado effettivamente di aiutare le persone o i gruppi a massimizzare i propri risultati, svolgendo così un lavoro di potenziamento e presa di coscienza che funziona come un “lubrificante” per i processi in corso qualunque essi siano: che siano individuali, di coppia o di gruppo in svariati contesti.
Ma non solo: sempre restando in tema generale, lo psicologo è il conoscitore dell’essere umano e della società fatta di persone (là dove la sociologia si occupa dei suoi confini senza curarsi relativamente dei contenuti) e pertanto può agire in ambiti specifici in base alla propria specializzazione. Provo a spiegare questo concetto con la seguente immagine:
Qui di sopra vi sono due rappresentazioni, a sinistra dell’utente e a destra dello psicologo, sulla percezione del mondo circostante centrato sulle persone (le figure di carta) e di sé stessi (una rappresentazione contemporanea dell’Uomo di Spalle di Magritte). La sfocatura, che diminuisce gradualmente man mano che ci si allontana dal centro, rappresenta le difficoltà che le persone possono incontrare nella loro vita personale e relazionale, dove una forte emotività può ridurre la propria consapevolezza degli avvenimenti in corso comportare una maggiore difficoltà ad orientarsi. Infatti, la visione del mondo è rappresentata tanto più sfuocata quanto più l’utente cerca di guardar dentro sé stesso in un momento di difficoltà, è ancora molto intensa quando cerca di scrutare nei processi in cui è intensamente coinvolto e diventa più nitida man mano che vi si allontana. Per lo psicologo è tutto più nitido non solo in quanto specialista proprio di questi argomenti ma anche perché egli stesso non è parte del problema e quindi ha quel distacco necessario per operare ed aiutare le persone che invece sono emotivamente coinvolte nei processi in corso (ecco quindi il facilitatore di processi all’opera).
Osservando attentamente l’immagine di destra, si vede come anche l’uomo nel cerchio piccolo è in realtà sfuocato per metà: esso rappresenta la maggiore capacità di introspezione dello psicologo, che è in grado di operare anche su sé stesso ma che trova sempre dei limiti soggettivi in quanto essere umano. Egli stesso non può vedere tutto ciò che accade all’interno di sé stesso e può diventare utente di altri colleghi quando ha bisogno di un aiuto per farlo. Inoltre, la figura del cerchio non è casuale: essa rappresenta il limite delle conoscenze e della competenza dello psicologo, che – quando adeguatamente formato – deve saper fare ciò che gli compete e nulla di più. Lo psicologo, infatti, non è il “deus ex machina”, il grande macchinista che risolve tutti i problemi dall’alto e non sbaglia mai, ma un professionista in grado di ottenere specifici risultati all’interno delle sue competenze specifiche e settoriali.
Infatti, non esiste più “lo psicologo” ma tante specializzazioni differenti pur partendo da basi comuni, le quali forniscono le competenze di base note come la capacità di fare il counseling o, spesso, la formazione.
Ecco qui di seguito alcuni dei nuovi settori di specializzazione ed applicazione, tratto dalle aree riconosciute dall’Ordine Nazionale nel 2004:
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Molte di queste, ma non tutte, sono interpretabili come delle specializzazioni ulteriori rispetto alla psicologia generale e quella sociale, le quali sono due facce della stessa medaglia che studiano il comportamento degli individui presi singolarmente oppure dalla prospettiva più globale dell’interazione in gruppi o fra gruppi. Queste specializzazioni si sommano ad altre ormai più consolidate come la psicologia clinica o la psicologia del lavoro: due esempi agli antipodi che mostrano come lo psicologo possa essere sia un “curatore” di patologie psichiche tanto quanto un promotore del benessere.
Ma, nel concreto, cos’è il benessere? È un concetto difficilmente definibile che prende forma a seconda dei contesti in cui si viene ad operare: può includere l’assenza di malessere e di stress, la piacevolezza, il raggiungimento dei risultati, la crescita dell’individuo, la presenza di stimoli, compiti raggiungibili e gratificazioni, ordine, chiarezza ecc.
Quindi ogni psicologo contribuirà al raggiungimento del benessere soggettivamente inteso a seconda dell’ambito in cui opera: quello delle comunicazioni lavorerà sui processi e la qualità della stessa, quello clinico contro le malattie, quello della formazione sulla crescita individuale e l’apprendimento, quello del lavoro lavorerà sulle risorse umane e sul conseguimento degli obiettivi organizzativi. Tutte queste figure sono comunque accomunate dalla capacità di effettuare un’analisi dei bisogni, dalla conoscenza dei processi in atto, dalla capacità di progettare, pianificare ed agire nel concreto, tenendo conto di sé e degli altri simultaneamente. La psicologia è quindi molto più che il solo insieme di teorie sul subconscio che, per quanto confermate dalla comunità scientifica, diventano una questione di “fede” per l’utente: è anche e, forse, soprattutto uno specialista capace di operare concretamente nel settore dei servizi e di conseguire risultati misurabili e tangibili.
Inserisco qui alcune informazioni utili ad utenza ed altri colleghi, che è possibile approfondire sull’ottimo articolo di Human Trainer ad opera del Dott. Sirri. Lo psicologo è infatti abilitato a:
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sia rivolte al singolo, al gruppo, fino alla comunità intera. Tra i vari strumenti di cui dispone, vi sono ad esclusiva il colloqui psicologico e l’utilizzo di test psico-diagnostici.
Non esiste alcun limite massimo di sedute per le consulenze. Infatti, la linea di confine tra un intervento psicoterapeutico ed uno psicologico, clinico in particolare, risiede negli intenti prefissati tra cliente e psicoterapeuta, non nell’assenza o presenza di psicopatologia. Se l’obiettivo è la cura, lo psicologo deve essere anche psicoterapeuta, altrimenti compie un abuso professionale.
A conferma di tutto ciò, la Segreteria dell’Ordine degli Psicologi della Sardegna nella persona della Dott.sa Tiziana Fois in data 02/08/2011 12:36 mi scrisse che:
“Purtroppo è vero che il limite tra consulenza psicologica e psicoterapia è sottile. È importante come lei accennava stipulare un contratto chiaro, ed è consigliabile far firmare un consenso scritto all’utente dove vengono riportati anche gli obiettivi che si intende raggiungere con l’attività psicologica. L’utente va informato del tipo di attività che verrà svolta. Le attività svolte dallo psicologo sono dettate dall’art. 1 della L. 56/89 di istituzione della professione di psicologo, quindi è sufficiente che lei si attenga ad esse.
Rispetto al numero di sedute, questo non delinea tanto la tipologia della prestazione in termini di consulenza o psicoterapia, piuttosto della presa in carico dell’utente: si può stabilire una o due sedute di consulenza e poi decidere di prendere in carico l’utente e di iniziare un percorso con obiettivi chiari, raggiungibili e comunicati al cliente.”
Quindi, lo psicologo può tranquillamente lavorare sulle problematiche di controllo delle abitudini, aiutare l’individuo nel cambiamento, lavorare sull’immagine di Sé e sull’autoconsapevolezza, promuovendo un cambiamento stabile e duraturo attraversò la crescita personale, l’empowerment ed il counseling.
Per chiudere, ci tengo a specificare che la PNL non è psicologia. La programmazione neuro-linguistica (o PNL), infatti, nasce dalla collaborazione dello psicologo, filosofo e psicoterapeuta Richard Bandler e il linguista John Grinder e il termine si riferisce ad un collegamento dichiarato tra i processi neurologici (“neuro”), il linguaggio (“linguistica”) e modelli comportamentali che sono stati appresi attraverso l’esperienza (“programmazione”) e possono essere organizzati per raggiungere specifici obiettivi nella vita. Per me come spero per la maggioranza degli psicologi, la sola idea di “programmare” le persone è orribile, poiché nega concetti alla base del benessere psicologico quali la libera espressione di sé ed il rispetto dell’autenticità di ogni individuo, dove il cambiamento avviene tramite una maggiore presa di coscienza di Sé e degli altri.
Quindi, se vogliamo vedere la PNL dal punto di vista “etico” a prescindere dai risultati, non è psicologia. Se vogliamo considerare l’utilità del metodo valutabile secondo i risultati, ricordo che la PNL è considerata come una pseudoscienza dalla comunità scientifica, poiché in buona parte non è basata sul metodo scientifico: questo consiste nella raccolta di evidenze empiriche e misurabili attraverso l’osservazione e l’esperimento, che sono poi utilizzate per vagliare le teorie formulate. La PNL, invece, non trova conferma nelle conoscenze ormai consolidate in ambito psicologico e medico e la grande maggioranza delle sue teorie sono tutt’oggi prive di adeguate prove empiriche che le sostengano.
Parte del problema, comunque, sta certamente nell’informazione dell’utenza: la stessa Wikipedia italiana, nella quale è possibile trovare una lunga rassegna degli elementi che negano la scientificità della PNL, aveva commesso tempo fa il grosso errore di etichettarla come metodo psicologico. A complicare le cose, ho avuto il dispiacere di conoscere colleghi psicologi che mescolano la psicologia con la PNL, compiendo a mio avviso un grave danno nei confronti dell’utente, privandolo della necessaria trasparenza e fornendogli un servizio senza alcuna garanzia e solidità metodologica. Inoltre, confrontandomi con chi la pratica in ambito comunicativo, ho avuto modo di ritrovare plateali coincidenze con paradigmi e teorie psicologiche ben note e documentate da altri autori: cambiando nome, forse l’ennesimo tentativo di poter utilizzare competenze degli psicologi senza essere psicologi?
Lieto di essere smentito da chi potrà portare ricerche esaustive a conferma degli assunti della PNL. Nel frattempo, ai posteri…
PS: ne approfitto per specificare che in questo blog ho spesso citato Wikipedia non perché prendo da essa le informazioni che mi servono ma perché la utilizzo come strumento di approfondimento per il lettore che volesse approfondire gli argomenti trattati solo quando in essa trovo conferma di quanto appreso durante gli studi e l’attività professionale.
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